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Conservazione dei prodotti cosmetici: facciamo un pò di chiarezza!

“Mi farà male?” “Lo posso ancora usare o ci possono essere dei rischi?” “Come capisco dall’etichetta se è scaduto o meno?”… Vi sarete sicuramente posti una di queste domande riscoprendo dopo alcuni mesi il vostro prodotto preferito nascosto nell’angolo dell’armadietto. Prima di arrivare con molto dispiacere al “rimedio estremo” – buttarlo – proviamo ad approfondire un po’ l’argomento per capire come conservare al meglio i prodotti biologici che acquistiamo e, per voi spignattatori che leggete, anche come conservare le vostre creazioni.

Ci sono due fattori che impediscono la corretta conservazione di un prodotto biologico:

Ci sono due fattori che impediscono la corretta conservazione di un prodotto biologico : l’ossidazione e lo sviluppo batterico. L’ossidazione (o irrancidimento) è un fenomeno tipico degli oli e dei burri : ce ne accorgiamo subito quando un olio o un burro è andato a male perché producono un odore caratteristico e ovviamente poco piacevole. Per evitare che si giunga a ciò, i formulatori inseriscono nel prodotto antiossidanti, che si “ossidano” cioè al posto del burro/olio in questione. Ci sono dei fattori che però inevitabilmente influenzano e favoriscono l’ossidazione, come l’esposizione all’aria e il grado di insaturazione dell’olio (per esempio oli a base di acidi grassi insaturi come olio di argan e olio di semi di lino si ossidano più facilmente per loro natura rispetto agli acidi grassi saturi contenuti nell’olio di cocco).

Se su questi fattori non possiamo intervenire, possiamo però come consumatori adottare una serie di accorgimenti che facilitino la conservazione, come evitare l’esposizione del prodotto ai raggi del sole, richiuderlo bene dopo l’uso e lavarci bene le mani prima dell’applicazione se la confezione non è “airless”.  Ad ogni modo niente panico, l’ossidazione non è pericolosa per la salute della nostra pelle. Una crema che contiene un olio ossidato non è nociva, è solo meno efficace (può cambiare il colore, l’odore o la consistenza).

Dobbiamo prestare più attenzione invece nel caso dello sviluppo batterico, che si crea in presenza di acqua. I segnali di questo tipo di  contaminazione sono chiaramente distinguibili : sulla superficie del prodotto solitamente compare muffa, o assume un colore e un odore diverso (e inequivocabile). Qui ci possono essere dei rischi per la salute, in particolare per i prodotti che sono a contatto con le mucose, l’igiene intima o le labbra, proprio perché i batteri sono portati a proliferare in presenza d’acqua causando infezioni. Come possiamo intervenire in questo caso? Evitando di tenere il nostro prodotto al caldo o in ambienti umidi (per esempio in bagno) e non dimenticandoci di richiuderlo dopo l’uso. Piccoli accorgimenti che però fanno la differenza!

I conservanti in cosmetica: perchè sono importanti

Spesso sono demonizzati, ma in realtà approfondendo e facendo una chiara distinzione si comprende come il loro ruolo sia fondamentale.

Per definizione sono sostanze aggiunte alla formulazione dei cosmetici che ne garantiscono l’integrità e la sicurezza per la salute nel tempo. Non sempre sono indispensabili, per esempio non contengono conservanti i prodotti con basse percentuali di acqua libera (cioè molecole d’acqua non legate a nessun altra molecola) o addirittura senza acqua (come gli unguenti), oppure i prodotti a PH estremi (sopra 10 o sotto 3, come i saponi). In tutti gli altri casi invece, i conservanti sono necessari, e qui si pone una delle principali differenze tra bio e non-bio : i prodotti di cosmesi tradizionale in genere contengono infatti conservanti molto aggressivi, dannosi sia per la pelle (hanno un alto potere allergizzante, dato che rompono in sostanza le membrane cellulari dei batteri e quindi rischiano anche di sensibilizzare la nostra pelle) sia per l’ambiente ma molto efficaci, nella cosmesi ecobio (e anche nelle nostre formule) la scelta è quella di optare per conservanti più “leggeri”, utilizzati anche nelle produzioni alimentari, con un impatto ambientale e sulla pelle minore ma che hanno un potere conservante più blando (e quindi richiedono più accortezze per il produttore e per chi usa i cosmetici) rispetto a quelli tradizionali.

 

Un classico esempio di conservanti “tradizionali” sono i famigerati parabeni, sospettati (e in molti casi il sospetto è fondato) di essere cancerogeni. Un esempio invece di ingrediente non tanto dannoso per le persone ma nocivo per l’ambiente è l’EDTA, che viene aggiunto spesso nei detersivi e nei cosmetici tradizionali perché previene il processo di ossidazione. Non è tossico per l’uomo in maniera diretta, ma ogni volta che laviamo i piatti o facciamo la doccia finisce nello scarico e poi dritto in mare. L’EDTA attira e cattura i metalli pesanti che di per sé non si legano all’acqua, ciò significa che questi metalli pesanti entrano nel ciclo ittico e poi ce li ritroviamo nella trota salmonata che mangiamo a cena!

 

C’è spesso confusione sul tema degli effetti che i conservanti non bio possono avere sulla salute del nostro corpo e della nostra terra. Il trend delle grandi aziende di cosmesi tradizionale sembra essere oggi quello di indicare semplicemente la dicitura “senza parabeni”, per calmare gli allarmismi. In verità, l’unica arma efficace per diventare consumatori consapevoli e non farsi ingannare da falsi “claim” di naturalità è sempre e soltanto l’informazione.

 

Potete trovare più informazione sulla nostra politica in termini di conservazione dei nostri prodotti qui.

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